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Disability Fashion: quando la disabilità scende in passerella

In un mondo pieno di stereotipi e schemi come il sistema moda, le eccezioni e le atipicità fisiche negli ultimi anni sono sempre più.
Proprio in questo contesto, infatti, il fashion system si apre alle disabilità.

Nel corso dello scorso ventennio si sono susseguite fra le passerelle di alcuni dei brand più prestigiosi diverse partecipazioni proprio di modelle disabili.

Una delle prime a sdoganare i canoni standard di bellezza in passerella fu l’atleta paralimpica statunitense Aimee Mullins, che sfilò in occasione della presentazione della collezione SS ’99 del designer inglese Alexander McQueen.

Nata con una emimelia peroneale che la portò a perdere entrambe le gambe all’età di un anno, divenne celebre per aver sfilato con delle protesi in legno intagliate a mano e, successivamente, per essere stata nominata dal magazine People una delle cinquanta donne più belle al mondo.

Fonte: scmp.com

Altre famose modelle disabili sono Tiphany Adams che sfilò in carrozzina e che all’epoca era nota negli Stati Uniti per la sua partecipazione alla fiction Push Girls.

Allo stesso modo, la modella di Honolulu Shaholly Ayers, nata senza il braccio destro dal gomito in giù, e il britannico Jack Eyers, che ha visto la sua gamba destra amputata a 16 anni, e che è divenuto il primo disabile a vincere il concorso Mr England, nel 2017.

Senza dimenticare Brunette Moffyaffetta dal cosiddetto “strabismo di Venere” e divenuta una delle modelle più celebri, proprio per questo suo elemento distintivo

Una delle più famose, però, è certamente la canadese Winnie Harlow, vittima di bullismo e discriminazione a causa della vitiligine e divenuta famosa grazie alla campagna come testimonial di Desigual.

Tra le differenti tipologie di disabilità celebrate dal fashion system, però, non rientrano solo quelle sopra citate, ma ogni tipo di atipicità e disabilità.

Tra queste, le prime modelle affette da sindrome di Down: Jamie Brewer e Madeline Stuart, sbarcata anche nella Grande Mela come stilista del suo brand 21 Reasons Why, “21 motivi” come il suo ventunesimo cromosoma, elemento che la rende unica nel settore.

Infine da citare la medaglia d’oro di scherma paralimpicaBebe Vio, che, giovanissima, è diventata un’icona non solo sportiva, ma anche fashion, ed è stata fonte di ispirazione per la collezione Dior SS ’17.

Ognuno di loro tramite la visibilità ottenuta contribuisce attivamente, con coraggio ed autoironia, a contrastare i luoghi comuni estetici e sociali divenendo un modello per ogni giovane, uomo o donna, che convive con una disabilità.

Ma la domanda da porsi veramente è: tali disabilità vengono celebrate dalle aziende di moda per essere fonte di ispirazione ed abbattere ogni barriera e preconcetto, oppure vengono strumentalizzate per ottenere maggiore consenso popolare a fini commerciali?

A voi la risposta!

Federica Falzone
I Anno del percorso di Accessori per la moda

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